Come Gesù Cristo ha rovesciato il mito del capro espiatorio nell'interpretazione di René Girard


 

Tutte le società, scrive il filosofo René Girard, affondano le radici nella violenza. Una violenza che ha una dimensione mimetica: gli uomini sono destinati a imitare il comportamento degli altri uomini. Amano ciò che amano gli altri, desiderano ciò che desiderano gli altri. Inevitabilmente, la dinamica dell'imitazione reciproca porta a contese e a disordini sociali. Tuttavia, gli esseri umani rifuggono dal caos e invocano il ripristino dell'ordine. Ma se non riescono a liberarsi dal desiderio d'imitazione, rimane solo una soluzione per superare il conflitto e ripristinare la pace: il capro espiatorio. Questo bisogno di ristabilire la pace ed evitare la disintegrazione della società attraverso il sacrificio è per Girard il “meccanismo del capro espiatorio”. Questo meccanismo è lo sviluppo naturale del desiderio d'imitazione; uno completa l'altro e forma un circolo di assassinî e violenza di cui l'umanità è schiava dall'alba dei tempi.

Non c’è altro motivo per scegliere un capro espiatorio se non la necessità immediata di ripristinare l'ordine. Non appena il processo mimetico spinge la società al picco del disordine, il meccanismo della pacificazione cruenta entra in funzione. In una prima fase, viene identificata una persona colpevole del caos e tutti sono certi della sua colpevolezza. Costui quindi dev'essere sacrificato per ripristinare la pace sociale e il comportamento mimetico fa di nuovo la sua comparsa sotto forma di azione di massa. Compiuto il sacrificio, l'animus sociale ritorna alla normalità e colui che in precedenza la folla ha ritenuto colpevole è ora innalzato al rango di divinità. Il ciclo allora può ricominciare.

L'esperienza antropologica dell'imitazione e il meccanismo del capro espiatorio, secondo Girard, sono una costante di ogni società. Non esiste gruppo sociale organizzato che non sperimenti la violenza sacra. C'è però un'eccezione. La narrazione biblica della morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo rappresenta una rottura della struttura antropologica in base alla quale le società cercano di mantenere la loro stabilità interna. Offrendosi in sacrificio, Cristo distrugge la struttura di controllo sociale che esige il sacrificio umano.

In Vedo Satana cadere come la folgore, Girard raggiunge uno dei maggiori traguardi delle scienze sociali della nostra generazione distinguendo i miti arcaici e il testo biblico. Egli paragona i testi biblici e i miti sottolineando le somiglianze tra i due e, successivamente, evidenzia la principale differenza tra mito e cristianesimo. Nel suo libro, Girard mostra come l'interpretazione dei testi biblici e cristiani come miti sia un errore degli etnologi imbevuti di sentimenti antireligiosi operanti alla fine del XIX secolo; costoro non avevano chiara la definizione di mito.

È ben vero che entrambi, le Scritture e i miti, mostrano il funzionamento del circolo della violenza; tuttavia, solo il racconto biblico rivela la vera natura dell'esperienza antropologica precristiana. La vittima mimetica, Gesù Cristo, è manifestamente innocente dei crimini di cui è accusato e tutti i personaggi coinvolti nel resoconto della sua vicenda ne sono consapevoli. Per la prima volta, la narrazione presenta qualcuno che capovolge la disintegrazione sociale tramite l'espiazione dell'odio reciproco.

Secondo la prospettiva girardiana, il mito è pernicioso perché rovescia il ruolo della vittima mimetica e del suo persecutore. I Vangeli, invece, rappresentano la verità in quanto essi mostrano la vittima come vittima e il persecutore come persecutore. Collocando ciascuno al suo posto, il sacrificio di Cristo solleva il velo e rivela la perversione della struttura di controllo realizzata dalla violenza mimetica, poiché Gesù sconfigge il diavolo-accusatore del libro di Giobbe e del Vangelo di San Giovanni.

Negli ultimi anni di vita, Girard osservò come la cultura moderna si allontanasse sempre di più dall'esperienza antropologica del sacrificio di Cristo. Se i Vangeli non sono più le fondamenta morali dell'Occidente, il ritorno del diavolo-accusatore diventa inevitabile. Nel Monte degli Ulivi (il Getsemani), Gesù prende su di sé tutto il male del mondo e accetta la morte, per rivelare “cose nascoste fin dalla fondazione del mondo”. L'uomo moderno non capisce più il ruolo del sacrificio e cerca soltanto il piacere nel Giardino delle delizie di Epicuro.

 

Traduzione da How Jesus Christ upended the scapegoat myth: a Girardian interpretation, Acton Institute