Eric Voegelin, "Il mito del mondo nuovo" parte 1
Comunismo, psicanalisi, positivismo, fascismo, nazional-socialismo e progressismo hanno tutti una cosa in comune: mostrano caratteristiche affini allo gnosticismo. Tutti i movimenti di massa — non importa che siano politici o culturali, che abbiano prodotto un'organizzazione politica o no, tutti hanno avuto un'influenza diretta o indiretta nella formazione della società di massa — si distinguono per alcune qualità fondamentali, che condividono con il movimento gnostico che si sviluppò più o meno contemporaneamente al cristianesimo.
Gli gnostici, moderni e storici, sono innanzitutto insoddisfatti della condizione presente. Ma ciò che è rilevante è il motivo di tale insoddisfazione: essi lo individuano nella fondamentale perversità del mondo. Credono inoltre che da questa perversità sia possibile salvarsi e che l'atto della salvazione possa essere compiuto dall'uomo stesso, con un'azione che modifica l'ordine dell'essere e crea un mondo nuovo. La capacità di trasformazione del mondo è possibile perché lo gnostico è convinto di detenere la conoscenza, e da tale convinzione discende un atteggiamento profetico.
Lo gnosticismo ha prodotto un ricco simbolismo anche nella sua incarnazione nei movimenti di massa moderni. Tra questi simboli è interessante esaminare quelli che modificano, immanentizzandola, l'idea cristiana di perfezione, che consiste in due componenti: una “teleologica” (movimento verso il fine della santità) e una "assiologica" (il fine consiste in uno stato di altissimo valore).
Il lato teleologico, che sottolinea il “movimento in avanti”, è incarnato dal progressismo di Condorcet (e in minor misura, di Kant, che almeno riconosce l'impossibilità di salvazione attraverso il progresso senza fine). Quello assiologico insiste sulla descrizione dettagliata dello stato di perfezione, delineando un'immagine ideale del mondo nuovo, come nell'Utopia di Tommaso Moro.
C'è un terzo tipo di derivazione simbolica, nel quale sono presenti entrambe le componenti, immanentizzate. In essa non si indica soltanto il fine ma s'individuano anche i metodi coi quali raggiungerlo. È il misticismo attivistico di Augusto Comte e Carlo Marx. Costoro descrivono nei particolari il mondo nuovo, lo stato di perfezione agognato: rispettivamente una società industriale guidata da dirigenti e intellettuali positivisti, e una società senza classi. I mezzi: la trasformazione dell'uomo nell'uomo positivista e nel superuomo comunista.
Il moderno gnosticismo si avvale anche di un secondo complesso di simboli tratti dal cristianesimo, e in particolare dalla speculazione di Gioacchino da Fiore alla fine del XII secolo. Il primo è quello del cosiddetto Terzo regno, ossia della fase suprema, del compimento della storia universale. Il secondo è quello di un capo (dux e Babylone, il capo proveniente da Babilonia) che instaura la nuova epoca del mondo. Il terzo è quello del profeta che annuncia l’avvento della nuova èra. Il quarto dei simboli gioachimiti è la comunità di persone spiritualmente autonome, un’umanità spiritualizzata priva del bisogno di mediazione e del sostegno di istituzioni (simbolo rinvenibile chiaramente nel comunismo e nell’ideologia democratica).
Tutti i movimenti gnostici, inoltre, mirano a recidere il legame dell’essere coll’origine, cioè la dimensione trascendente, in favore di un ordine dell’essere immanente. Si tratta di modificare l’ordine dell’essere, atto considerato dagli gnostici alla portata dell’uomo, per creare un mondo nuovo.
Gl’intellettuali gnostici che elaborano l’idea del mondo nuovo sono però costretti a eliminare un elemento dell’essere che frustrerebbe i loro tentativi. Tommaso Moro nella sua Utopia divisa per esempio un mondo senza proprietà privata, ignorando che l’avidità, la brama di possesso è connaturata all’uomo. Tommaso Hobbes, invece, col Leviatano nega all’uomo il libero arbitrio; la sua teoria è molto più pericolosa di quella di Moro, perché se questi pone il mondo ideale in un “non luogo”, Hobbes pensa alla sua opera avendo come destinatari ideali i governanti. Federico Hegel, infine, costruisce il suo sistema su un assunto fallace, che nega un semplice fatto: la storia procede verso il futuro senza che noi possiamo conoscerne il fine o la fine. La storia come un tutto non può essere oggetto di conoscenza, cosa che Hegel nega.
Perché il pensatore elimina un elemento della realtà? I motivi sono psicologici, secondo Voegelin. Per prima cosa c’è la volontà di potenza dello gnostico che vuole impadronirsi dell’essere. Ma ciò non è sufficiente: la volontà di potenza non è in grado di cambiare l’ordine dell’essere. Dobbiamo dunque supporre che gli gnostici antichi e moderni cerchino una certezza più salda sul significato dell’esistenza, per gettare così le fondamenta di un’azione futura.
Da dove proviene l’insicurezza che essi provano? Dalla fede cristiana. La fede, secondo la lettera di San Paolo agli Ebrei (11, 1), è sostanza di cose sperate e convincimento di cose che non si vedono (“Ἔστιν δὲ πίστις ἐλπιζομένων ὑπόστασις, πραγμάτων ἔλεγχος οὐ βλεπομένων”). Delle cose che non si vedono si ha certezza solo attraverso la fede, ma pochi sono gli uomini che hanno una tale forza spirituale da raggiungere questa fede. Essa è un’avventura eroica; con l’avanzare del pensiero cristiano nell’antichità, allargandosi la massa di uomini seguaci del cristianesimo, molti furono tentati dalla scappatoia gnostica.
Il Gorgia di Platone, con il suo mito del giudizio dei morti, mostra bene quanto sia grande la forza spirituale necessaria per vivere secondo i dettami cristiani. La vita dev’essere vissuta sub specie mortis, in attesa del giudizio finale.
“La riflessione stessa e, ancor più, l’esistenza stessa con la sua tensione riescono insopportabili alla maggior parte degli uomini.” (p. 59)
La tentazione di ricadere in un compimento della vita nell’aspetto sensibile, immanente al mondo, tentazione che è insita nella visione gnostica, è per Voegelin “un problema umano generale” (p. 61).